Yoga e infortuni: colpa di Instagram?

Recita così il titolo accattivante di un articolo su un recente numero del Telegraph:

Secondo gli esperti, Instagram contribuisce all’aumento di infortuni tra gli insegnanti di yoga che vogliono il post perfetto sui social media

Per fortuna chi conosce un po’ la stampa britannica sa che il Telegraph non è la Bibbia e tende un po’ alla semplificazione allarmistica. Eppure lo spunto è interessante e contiene qualche verità, benché “gli esperti” citati siano solo due: Wendy Haring, insegnante senior e parte del comitato direttivo della British Wheel of Yoga, e Benoy Mathew, un fisioterapista molto attivo su Twitter. Proprio partendo da una dichiarazione di quest’ultimo, anche la BBC lancia un piccolo allarme, titolando che gli insegnanti di yoga sono a rischio di problemi alle anche.

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Mathew, specializzato in problematiche ad anche e inguine, dice di accogliere nel suo studio anche quattro o cinque insegnanti al mese, un numero in netto aumento rispetto a quando intraprese la professione dieci anni fa. «Vedo maestri di 40, 42 anni – spiega alla BBC – Se vengono con un dolore che non li fa camminare per più di 10 metri, non c’è quantità di fisioterapia che possa rimetterli a posto. E se la cosa dura già da un paio d’anni, anche il migliore dei trattamenti è inutile». A volte è necessario un intervento chirurgico. La ragione di questo boom di problematiche, secondo il fisioterapista, risiederebbe nell’incapacità di moderarsi e di ascoltare i segnali del proprio corpo. «La gente fa confusione fra dolore e rigidità: se in area inguinale si avvertono sensazioni di blocco o di puntura, non si dovrebbero ignorare». Invece spesso è proprio quello che si fa, in nome del bisogno di migliorarsi ma anche, per quanto riguarda gli insegnanti, di mostrarsi un po’ più avanzati degli studenti.

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Ma cosa c’entra Instagram? Il legame sta tutto nel bisogno di mostrarsi e di mostrare: di essere “più bravi” degli studenti nel caso di alcuni insegnanti, o semplicemente di essere bravi (e belli) nel caso del social fotografico. In entrambe le situazioni, la voglia di dare il meglio e realizzare l’asana “perfetto” – per ragioni esibizionistiche o “instagrammabili” – può venire prima del rispetto del proprio corpo, dei suoi limiti, dei suoi tempi o anche solo del grado di riscaldamento.  Sempre secondo Mathew, oltretutto, lo stesso asana non è benefico per tutti: a volte è la fisiologia che ci impedisce di eseguire una posizione “fino in fondo”, e forzare è solo dannoso.

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Forzando e insistendo, gli infortuni sono dietro l’angolo. Possono essere di diversi tipi, ma in genere tenderebbero a colpire la parte inferiore del corpo, e le anche in particolare. Al Telegraph la Haring spiega che questo tipo di disturbo è abbastanza tipico tra gli insegnanti, soprattutto, a suo avviso, di determinati stili: «È qualcosa che nell’ambiente dello yoga sappiamo da tempo. Gli infortuni alle anche sono sicuramente un problema in specifiche scuole di yoga, perché richiedono ai maestri di mantenere la posizione per periodi lunghi e perché non sono previste modifiche per le esigenze individuali».

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Tenere presenti asana alternative per chi ha limiti fisici o fisiologici potrebbe quindi essere parte della soluzione. L’altra, paradossalmente, sarebbe quella di non dedicarsi esclusivamente allo yoga: «C’è chi pratica sei giorni alla settimana e crede che basti questo, senza fare nessun altro tipo di esercizio, come cardio o cross training», spiega ancora il fisioterapista alla BBC, «Ma come con tutto, se fai sempre la stessa cosa ripetutamente, possono esserci problemi. Si dovrebbe fare un po’ un mix del tipo di esercizio». Quindi un po’ meno yoga e un po’ più di palestra, o camminate? Chissà. Di sicuro, forse, un po’ meno Instagram potrebbe far bene a tutti.

 

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