Camminare con Tich Nhat Hanh

Interessante visione di Walk with me, il documentario su Tich Nhat Hanh, qualche sera fa. Io che mi risvegliavo dal buio della sala emozionata e piena di domande, i miei amici che volevano sbattere la testa contro il muro dal sonno o dalla noia.

Interessante, perché siamo tutti praticanti di yoga, quattro su cinque insegnanti.

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foto da “Walk with me” di Marc J. Francis e Max Pugh

Più che un documentario, Walk with me è un lungo sguardo sulla vita dei monaci che vivono la maggior parte del loro tempo al Plum Village, la comunità fondata in Francia da Tich Nhat Hanh dopo il suo esilio dal Vietnam nel 1967.

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foto dalla pagina Facebook del Plum Village

 

Ho spesso fantasticato di andare a visitare il Plum village (a cominciare da quel suo splendido nome) e vedere le scene di armonia e serenità del film ha decisamente rafforzato questa mia curiosità. C’è una campana che suona dolcemente ogni 15 minuti: quando accade, tutti sospendono ogni attività e tornano al qui e ora. Si interrompe il check in di una famiglia appena presentatasi alla reception, si interrompe l’improvvisato quartetto d’archi tra monaci. Si sospendono le chiacchiere sul prato o arrampicati sugli alberi.

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foto dalla pagina Facebook del Plum Village

Poi tutto riprende. Mindfulness. Parola tornata in auge con il marchio di Jon Kabat-Zinn, termine rassicurante nel suo essere inglese e vagamente aziendale, intendo “rassicurante” per chi non è affascinato per nulla dal sanscrito né vuole avere niente a che fare con il buddismo. Ma che tuttavia viene proprio dal buddismo.

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foto da “Walk with me” di Marc J. Francis e Max Pugh

Il miracolo della presenza mentale (in inglese, The miracle of mindfulness) è un libro di Tich Nhat Hanh che viene citato nel film, che un amico psicologo mi consigliò di leggere qualche anno fa e che alberga nella mia macchina da qualche mese (devo avere pensato di andarlo a leggere in collina l’estate scorsa e poi dimenticato sul sedile). Quel poco che ho letto è bello e rasserenante, come bella e rasserenante appare la vita della gente al Plum Village, dove, come si diceva, c’è chi va per trascorrere un periodo di stacco dalla vita di tutti i giorni, chi per imparare le tecniche della meditazione (molto ripresa nel film e molto famosa la meditazione camminata, marchio di fabbrica di Tich Nhat Hanh) e chi invece per cambiare vita e dedicarsi solo alla dimensione del monastero.

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foto dalla pagina Facebook del Plum Village

Affascinante è vedere i monaci (uomini e donne, tutti rasati, tutti votati all’astinenza sessuale) sorridere emozionati quando Tich Nhat Hanh va a visitare il loro appartamento, ma ancora più interessante è vederli alle prese con la uscite e le trasferte al di fuori dal monastero. Nel piccolo viaggio a New York in occasione di un incontro pubblico di Tich Nhat Hanh, alcuni di loro hanno l’occasione di ritrovare le famiglie d’origine. C’è il nippo-americano che torna per una giornata dalla sua famiglia benestante e aperta, che ritrova a casa un grafico di quando era piccolo in cui progettava meticolosamente il suo futuro e, dopo gloriosi sogni di carriera e famiglia felice, a un certo punto si proponeva di diventare illuminato. E c’è la donna mi mezza età african american che va a trovare l’anziano padre all’ospizio, gli regala un sorriso che, a detta dei presenti, non si vedeva da lungo tempo e che esalta serafica il potere di respiro e meditazione mentre le persone intorno a sé divorano gli smartphone.

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foto da “Walk with me” di Marc J. Francis e Max Pugh

Forse è questa la parte più interessante del film, cioè i momenti in cui vediamo i monaci avere piccoli incontri con la tecnologia (ci sono pur sempre un sito, una newsletter e una pagina facebook da gestire) o quelli in cui lo iato fra la loro vita e quella della maggior parte delle altre persone. Quando, dopo un’ora di canti, sorrisi, uccellini e fruscio fra le fronde del Plum Village, ci ritroviamo catapultati nella frenesia e nelle famose mille luci di New York, il contrasto è enorme. Quale delle due realtà sia migliore non è domanda a cui io possa rispondere. Di certo, la quantità di volti sorridenti e di sguardi sereni che sembrano caratterizzare il microcosmo del monastero zen francese è qualcosa su cui riflettere.

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di Marc J. Francis e Max Pugh

voce narrante di Benedict Cumberbatch

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