Lo yoga liquido, lo yoga di massa

Lo yoga è uno spazio sacro? Sì, no, forse. Tra business, cinismo, ambizione, begli ideali e richiamo dei sensi, una micro-puntata della mia nuova web-serie preferita, Namaste Bitches, rende l’idea di cosa sia oggi, nel bene e nel male, il mondo dello yoga.

Anche, ovviamente. Cosa sia oggi il mondo dello yoga, anche.

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La serie è ambientata negli Stati Uniti, sunny California, dove lo yoga è ormai un impero e dove la cultura del corpo impera da sempre. La terra assolata della West Coast ha risuonato negli ultimi 50 anni anche di quel sottobosco hippy che non se ne è mai andato del tutto, e le ideali e idealizzate good vibes che negli anni ’60 si andavano cercando per San Francisco e dintorni hanno creato un humus ideale per la new wave dello yoga 2.0.

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Non solo comuni, non più utopie relegate in una collina appartata o una spiaggia di surfisti sognatori. La yoga culture è trasversale e policroma, è liquida per usare quel termine che tanto piace, e quindi l’harmonium, i mantra, i tatuaggi in sanscrito e disinvolti accenni a shivaismo kashmiro e non dualità sono alla portata di tutti, come un’acqua di cocco in lattina.

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Participants take part in a mass yoga class to mark the summer solstice on Times Square in New York. Thousands of yogis gathered on Times Square to celebrate the longest day of the year during the event which features four free mass yoga session at the heart of Manhattan.(Emmanuel Dunand/Getty Images)

E largo a studios giganteschi, brand di abbigliamento modaiolo e costosi, a nomi che rimbalzano da Yoga Journal a Wanderlust, ad autori di best seller e insegnanti celebrati come rock star. E largo anche a piccole insegnanti di buone speranze, come la protagonista di Namaste, bitches e come tantissimi neo-convertiti allo yoga, che magari per aprirsi il loro piccolo studio hanno lasciato carriere lontanissime, o che nello yoga hanno trovato una nuova lettura di sé da trasmettere entusiasticamente agli altri, oppure vi hanno proiettato sogni di rinascita e riscatto. Il mondo dello yoga – e non solo in America: basta fare un salto allo Yoga Festival di Milano, o su Facebook nei mille gruppi a tema, o nei siti delle scuole sempre più belle e sempre più competitive – non è mai stato così variopinto e sfaccettato nella sua storia, probabilmente. Ha reso di massa la creazione di spazi sacri, e non sta a me dire se questo sia un bene o un male. Però mi guardo la serie, e rido.

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