5 documentari per imparare (o ripassare) qualcosa sullo yoga

Visto che nel precedente post ho fatto coming out sulla mia passione cinefila, e visto che sono appassionata frequentatrice di festival e avida consumatrice dei documentari Netflix, mi sono detta che valeva la pena di continuare sulla linea “cinema & yoga”. Ecco una personale lista di documentari, tutti relativamente recenti, da vedere in una sera di pioggia, oppure dopo una di quelle pratiche intense in cui volete continuare a coltivare un po’ di raccoglimento casalingo,  o quando volete voi… Tutti, in un modo o nell’altro, mi hanno insegnato qualcosa che non sapevo, tutti contengono qualcosa di interessante. Buona visione

Who owns yoga? (Bhanu Bhatnagar, 2014)

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Titolo provocatorio (“A chi appartiene lo yoga?”) per quest’ottimo  reportage in forma di documentario prodotto da Al Jazeera e firmato da Bhanu Bhatnagar, insegnante di yoga e reporter del network con sede a Doha. In virtù della sua doppia natura di praticante e giornalista, Bhatnagar investiga con competenza e lucidità alcuni aspetti contemporanei, e poco spirituali, del mondo dello yoga. Dai marchi registrati alle derive commerciali, dal movimento fondamentalista cristiano americano contrario allo yoga (salvo poi ribattezzarne con altro nome la stessa pratica) al body builder macho che si inventa una tecnica tutta sua (e ovviamente trova una sua nicchia di mercato). Fa riflettere e un pochino anche vergognare, si vedono molti volti noti del panorama contemporaneo (Stewart Gilchrist, Sharon Gannon, Tara Stiles), e a mio avviso merita di essere visto. Qui il film completo.

Il respiro degli dei (di Jan Schmidt-Garre, 2011)

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Correva l’anno 2012, era una primavera milanese, il mio amore per lo yoga era acerbo ma crescente (sarebbe esploso quella stessa estate) e la mia insegnante di allora mi consigliò di andare a vedere questo documentario, disponibile solo per pochi pomeriggi in una sala dietro Corso Buonos Aires. Ricordo ancora la piccola folla determinata in attesa davanti allo Spazio Oberdan, in coda nonostante il cielo terso e i negozi a due passi. Ebbi la rapida percezione indeterminata di fare parte di una comunità. Quanto al film, che segue il viaggio in India del regista tedesco, tra Pune e Mysore, alla ricerca delle radici dello yoga, vedere alla voce “spunti interessanti”. Il documentario in quanto opera non è particolarmente denso o ispirante. Tuttavia, contiene più di un suggerimento per andarsi poi ad approfondire questa parte di storia dello yoga in altra sede, oltre a interessantissime “comparsate”: filmati con lo storico maestro Tirumalai Krishnamacharya, con Krishnamacharya il fondatore dell’Ashanga, e soprattutto con B.K.S. Iyengar (e, mi permetto di dirlo, la sua splendida pancia e le sue fenomenali sopracciglia).

Awake: The life of Yogananda (Il sentiero della felicità, di Paola Di Fiorio e Lisa Leeman, 2014)

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Il migliore in assoluto, l’ho letteralmente bevuto, assorbendolo con gioia e un po’ di commozione. Girato e montato benissimo, racconta la storia del celebre autore di (tra i molti altri libri) Autobiografia di uno yogi, e soprattutto della sua vita divisa tra India e Usa, del rapporto conflittuale ma inevitabile con gli Stati Uniti, della scoperta di yoga e spiritualità indiana da parte di un mondo frenetico a cavallo delle due guerre mondiali. Con preziosi spezzoni di materiale d’archivio e interventi di celebrità devote a Yogananda come George Harrison, questo documentario, oltre che dolcissimo e profondo, offre un bellissimo spaccato sia dal punto di vista yogico che da quello storico. Qui il trailer.

Yogawoman (di Saraswati Clare e Kate Clere McIntyre, 2011)

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Questo lo scoprii alcuni anni fa grazie al blog Yogaholic di Mara Accettura, yogini Jivamukti e giornalista di D di Repubblica, e mi aiutò a scoprire un bel po’ di interessanti insegnanti d’Oltreoceano. Il filo conduttore del documentario è semplice: se il lignaggio dello yoga in India e in passato è stato prevalentemente maschile, l’attuale esplosione in Occidente e sopratutto negli Usa è merito di una serie di vitali, energiche, appassionate insegnanti donne: Seane Corn (nella foto), Sharon Gannon, Shiva Rea, Sianna Sherman, Bo Forbes e molte altre. Non solo autocelebrazione però: dalla beneficenza (come i programmi di yoga solidale in Kenya e il progetto Off the mat into the world di Seane Corn) a storie di resistenza, attivismo e coraggio attraverso la pratica, il documentario è un bello spiraglio sul contemporaneo, che offre molteplici spunti che chi vuole potrà poi approfondire. Qui il sito e il trailer.

Yoga Bend it like Britain (di Naga Munchetty, 2015)

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Prima che un documentario sullo yoga è un breve, simpatico viaggio nella globalizzazione: cos’è esotico e per chi? A chi si deve la popolarità dello yoga in Inghilterra? Come vedono lo yoga “i profani”? Armata di un onesto e dichiarato scetticismo, dopo avere ammesso che ogni volta che ha provato lo yoga ne è rimasta perplessa se non annoiata, la reporter, golfista e presentatrice BBC Naga Munchetty parte per un viaggio lungo il Regno Unito.  Proverà il Kriya Yoga e il Bhakti Yoga, intervisterà insegnanti e praticanti, esplorerà il ritiro in Scozia di un gruppo di indiani-britannici (impagabile la meditazione sui plaid di tartan con sfondo di verdi colline) e il tempio Hare Krishna donato da George Harrison (ancora lui!) nell’Hertfordshire. Proprio qui vediamo l’impagabile giustapposizione (vedi foto) tra la presentatrice e una frequentatrice del tempio: sari, mala e mantra per la donna caucasica contro lo stile spiccatamente occidentale e l’accento perfettamente “BBC English” della reporter d’origine indiana, per smentire ogni luogo comune sul presunto legame “naturale”  fra yoga e indiani. Minidocumentario interessante proprio per questi contrasti e per l’approccio “laico” e cosmopolita, oltre che per avermi fatto scoprire l’esistenza dello yoga “sul tetto di Londra”, ovvero in cima allo Shard building (a oltre 240 metri) il sabato mattina, aspettando che la metropoli si svegli. Qui il documentario completo.

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