Ashram o yoga retreat?

Quando il mio compagno e io siamo usciti dalla masseria-retreat di Kali Yoga, eravamo così imbambolati che abbiamo varcato il cancello a piedi, dimenticandoci la macchina all’interno. A rilassarci al limite dell’inebetimento è bastato un piccolo giro primo-pomeridiano fra le candide stanze e la piccola piscina elegante guidate da Jenni, occhi azzurrissimi, voce calma e un drink in mano (tè verde? Un gin tonic diurno?). Sorvegliate docilmente dall’immancabile maremmano placido, stazionavano come gatti pigri alcune partecipanti al retreat della settimana, tutte chiaramente in mood morbido come da copione di vacanza yogica.

L’idea originaria, ma chiamiamola pure pregiudizio, era approfittare della mia vacanza con passaggio in Valle D’Itria per mettere a confronto due realtà teoricamente agli antipodi tra loro sebbene a pochissimi Km di distanza: da una parte il moderno yoga retreat di gestione londinese, stiloso e con tutti i comfort, dall’altra lo storico ashram di Cisternino, quello creato nel 1979 dal Mahavatar Babaji. Vacanza costosa, per pochi la prima, spazio autentico e democratico il secondo. Yoga dinamico, ashtanga e vinyasa nel retreat, meditazione e karma yoga nell’ashram.

Senonché, non appena dico a Jenni che eravamo stati da poco all’ashram, eccola rispondere sorridente «Sì, pedalo spesso lì al mattino, vado a salutare Ganesh», riferendosi alla statua di Ganesh che orna questo bizzarro spicchio d’India in terra pugliese, e vanificando i miei pensieri di presunte rivalità fra la globalizzazione dei centri di yoga-vacanza e l’autenticità degli ashram. In effetti, a pensarci bene, i due posti non sono così lontani, anche idealmente.

A Cisternino siamo passati una sera, incappando nella parte finale della cerimonia di due ore che viene ripetuta due volte giornalmente. Era buio pesto, ad accoglierci solo il silenzio e un cane bianco, abbiamo seguito il suono del chanting e siamo entrati in questo microscopico tempio dove, fra odore di sudore e lucine dorate, cinque-sei persone cantavano un mantra. Ci siamo seduti anche noi e dopo pochi minuti stavamo partecipando, io cantavo e il mio ragazzo ritmava con un tamburo. Guidati dall’armonium di quello che poi si sarebbe rivelato un polistrumentista romano chiacchierone e amichevole, tintinnava fuori tempo il cimbalo suonato da un uomo sui sessant’anni, mentre un monaco più giovane distribuiva a chi non li conosceva i testi dei mantra e, a un certo punto, chicchi d’uva. Alla fine della cerimonia una donna bionda fra i trenta e i quaranta, avvolta in una pashmina bianca e dall’aria aristocratica (mi sono chiesta se non provenisse dall’altro centro), si è inchinata a lungo davanti all’immagine del guru. Poi abbiamo scambiato due parole con chi è rimasto nel tempio, una donna dai capelli rasati mi ha regalato un santino del guru e un fiore profumatissimo di orchidea selvatica, i pochi presenti sono andati a mangiare e noi siamo tornati nel buio e nelle strade che si perdono fra i trulli. Eravamo sereni, io ho parlato dei benefici di kirtan e meditazione, lui di quelli del flusso musicale, fatto sta che entrambi eravamo stati accolti con levità e altrettanto serenamente lasciati andare. Nessuna spiegazione non richiesta, nessuna pressione, nessun invito.

Stessa morbidezza due giorni dopo quando, poco dopo l’ora di pranzo, siamo andati a sbirciare la grande ex masseria riconvertita in yoga retreat gestito da Kali Yoga. Lì, come dicevo, il timbro è più aristocratico, ma l’atmosfera rilassata pareva genuina,tanto quanto le parole di Jenni che, candida, dice che sono anni ormai che vive dentro yoga retreat e non vivrebbe altrove. E che è stupendo vedere persone arrivare a inizio settimana e ripartire trasformate. So che è vero, è capitato anche a me.

Così lascio questo spicchio di Puglia (incidentalmente, non un posto qualsiasi: nel 2012 proprio Cisternino, quando si era sparso il folcloristico panico relativo alla presunta fine del mondo annunciata dal calendario Maya, era stato individuato come uno dei pochi luoghi sicuri e risparmiati dall’apocalisse: merito delle tante meditazioni che risuonano nell’aria?) con la piacevole sensazione di avere ancora una volta sfiorato un mondo, quello dello yoga, che riesce a fare della varietà la sua ricchezza. C’è posto per gli ashram e per gli yoga retreat, e non è detto che non possano arricchirsi a vicenda. Del resto, è la non dualità, bellezza.

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